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Texas Hold’em: Ma il poker è azzardo?

La domanda se il Texas Hold’em sia da considerare un gioco d’azzardo o meno se la sono posta tutti, più e più volta. Una risposta convincente non c’è, ma pareri illustri propendono per stabilire che questa, insieme ad altre forme di poker, non sia una disciplina da accomunare, per esempio, alla roulette o al blackjack. Il Texas Hold’em sarebbe sì un gioco, ma non d’azzardo.

I detrattori dei tornei di Texas Hold’em e del poker in generale pensano che trattandosi di giochi di carte, nei quali è impossibile controllare l’esito delle carte stesse, si debba ritenere questo un gioco d’azzardo. D’altronde si gioca a soldi, dicono, e non si può stabilire quali carte si riceveranno e quali capiteranno sul board (riferendosi al Texas Hold’em ovviamente). Spesso capita che un giocatore cominci una mano con l’80% di probabilità di vittoria, addirittura che al flop tale probabilità salga a più del 90%, ma poi arriva proprio quella carta che ribalta le sorti. Se non è azzardo questo, dicono…

Ma questo discorso è sin troppo semplicistico. Il poker è un gioco dove la fortuna conta, è vero, ma come mai c’è un pugno di giocatori capace di vincere titoli su titoli e milioni su milioni, mentre c’è gente che per quanto possa giocare non caverà mai un ragno dal buco? Non è possibile pensare che i vari Phil Ivey, Phil Hellmuth (che ha vinto una miriade di braccialetti alle WSOP) e compagnia siano le persone più fortunate della terra.

Per non parlare dei fenomeni del cash game, gente che racimola centinaia di migliaia di dollari al mese. Il poker non è solo fortuna, quindi: è anche abilità, calcolo matematico, capacità di studiare le mosse dell’avversario. In alcuni Stati, addirittura, ci sono in corso dei veri e propri processi che hanno come obiettivo dimostrare che il Texas Hold’em non è un gioco d’azzardo. E fino ad ora sembra che tra l’accusa (il poker è azzardo) e la difesa (il poker è abilità) sia proprio quest’ultima a spuntarla.

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