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Texas Hold’em live, tappa obbligata per i giocatori americani

Non si arrestano le conseguenze derivanti dallo scandalo che ha colpito il poker online americano. Mentre si discute su come salvare i conti online dei giocatori (sembra che alcune poker room abbiano ricevuto il permesso di far effettuare il cashout ai propri clienti) e mentre i media si arrovellano per capire quale sarà il futuro del poker made in USA, i giocatori cominciano a tirare le somme e a guardarsi intorno.

Parliamo soprattutto di quei giocatori che hanno fatto dell’online la propria fonte di sostentamento e di guadagno. Non è detto, infatti, che un giocatore di poker online sia anche un giocatore live. Molti professionisti, infatti, stanno addirittura pensando di trasferirsi dagli Stati Uniti in qualche Paese dove il poker online sia più che bene accetto, come il Canada, il Costa Rica, la Thailandia e l’Olanda.

D’altro canto, ci sono anche professionisti del Texas Hold’em che non vogliono lasciarsi alle spalle la propria patria e che quindi stanno organizzandosi per giocare a poker dal vivo. Alcuni di loro però incontreranno delle difficoltà oggettive, soprattutto quelli che hanno sempre fatto del multi-tabling la loro virtù principale. Pensiamo ai vari Randi Lew, Andrew Li e Dusty Schmidt, fenomeni del poker online che puntano molto su grossi volumi di gioco che garantiscono loro un alto rakeback e premi aggiuntivi derivanti dal loro VIP status.

Un inconveniente nel quale cascheranno tutti, sia i giocatori che frequentavano i tornei di Texas Hold’em online sia gli specialisti del cash game o dei sit&go, è rappresentato da quelle che potremmo definire come ‘spese di lavoro’, come la benzina per spostarsi da casa ai vari casinò, il cibo e le eventuali spese di soggiorno (inevitabili quando si affrontano tornei lunghi lontani da casa).

(Foto © Blyzz su Flickr)

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