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Strategie poker: gli errori da evitare nel Texas Hold’em - 1

Inauguriamo oggi una serie di dieci articoli che tratteranno degli errori più comuni che i giocatori di Texas Hold’em commettono durante le loro partite. Parleremo naturalmente degli sbagli più grossolani, quelli che solitamente fanno i giocatori meno esperti all’inizio della loro carriera. Ciò non toglie che alcuni dei comportamenti che andremo ad analizzare spesso vengano riscontrati anche nei giocatori più navigati.

Ma bando alle ciance e cominciamo con quello che quasi tuti gli esperti ritengono la pietra miliare di tutte le strategie di poker: la posizione. Il Texas Hold’em, più di tutte le altre varianti del poker, è un gioco nel quale la posizione è fondamentale; spesso è l’unico elemento utile per vincere una mano, che si tratti di un torneo o di una partita cash. All’inizio del loro percorso, i giocatori di poker di solito non prestano molta attenzione ad altro se non alla propria mano di partenza: se gli piace, la giocano, a prescindere dalla loro posizione e dalle azioni degli altri player.

Quasi tutte le strategie del Texas Hold’em si basano sulla posizione e su come sfruttarla a proprio vantaggio. Esistono anche delle strategie, più avanzate, che servono a negare il proprio svantaggio quando si è costretti dalle circostanze a giocare da fuori posizione. Ma che significa ‘giocare in posizione’? È molto semplice: significa agire quando gli altri giocatori hanno già parlato. In qualsiasi piatto, il giocatore più avvantaggiato è quello che per ultimo potrà decidere cosa fare, perché sarà quello che potrà godere del maggior numero di informazioni.

Un esempio molto semplice potrà rendere bene l’idea. Supponiamo che un giocatore alle prime armi riceva A-J e si trovi sullo small blind. Un giocatore apre da middle position con un rilancio, un giocatore da bottone chiama e il giocatore con A-J (che per inciso nel poker è un’ottima mano di partenza) decide di chiamare. Il flop è: A-Q-7. Sembrerebbe un ottimo flop per il nostro principiante, vero? Di sicuro non è male, ma tocca a lui e dopo di lui agiranno altri due giocatori, dei quali uno ha rilanciato pre-flop e l’altro ha chiamato: e se avessero un asso migliore? Puntare potrebbe voler dire rischiare di subire un rilancio che complicherebbe le cose, mentre fare check vorrebbe dire esporsi alla quasi automatica continuation-bet del raiser, senza che questo possa dirci molto sull’effettivo valore della sua mano.

Se il giocatore del nostro esempio avesse avuto posizione sugli altri due giocatori, avrebbe potuto agire conoscendo già le mosse dei suoi avversari e avrebbe corso molti meno rischi, anche qualora uno degli altri giocatori avesse avuto una mano migliore della sua. Con questo non vogliamo certo dire che A-J sia una mano da foldare sempre quando si è fuori posizione, ci mancherebbe. La cosa importante da capire è che nel poker giocare fuori posizione presenta molti più rischi e problemi, e che quindi bisognerebbe fare di tutto per evitarlo, o quantomeno per restringere il campo degli avversari. In quella situazione, con A-J il principiante avrebbe potuto effettuare un controrilancio pre-flop, mossa che lo avrebbe aiutato ad avere un’idea più chiara della forza delle mani altrui, e che magari gli avrebbe persino permesso di vincere subito il piatto.

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