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Quale futuro per i tornei di poker?

Quello che è successo nella giornata di venerdì, con lo stop imposto al poker online negli Stati Uniti, inevitabilmente porterà delle conseguenze su scala mondiale, dal momento che il mercato del poker online americano rappresenta da sempre la fetta più grossa. Gli esperti stanno già cominciando a ragionare sull’eco di questo blocco, che non si limiterà al gioco online.

A risentirne, infatti, saranno anche i tornei di poker come le WSOP, acronimo di World Series of Poker, il più importante circuito di eventi di poker che esista al mondo, nonché il più ricco. Proprio la ricchezza delle WSOP è messa a repentaglio, se è vero che, ad esempio, circa il 60% degli ingressi al main event deriva dalle qualifiche online sui vari siti americani.

Secondo alcune stime, da 8.000 partecipanti circa, le WSOP rischiano di ritrovarsi con soli 2.500 ingressi, intesi come persone fisiche che si iscrivono ai vari tornei di Texas Hold’em e di tutte le altre specialità che compongono il circuito. Inoltre, difficilmente vedremo ancora molti dei programmi dedicati al poker che da anni circolano sulle tv nazionali americane, come ‘Poker After Dark’ o ‘The Big Game’.

Non solo le WSOP rischiano un forte crollo di partecipazione, oltre che economico. Gli analisti ritengono che se il valore delle poker room prima dello stop poteva oscilare tra i 20 e i 30 miliardi di dollari, oggi questo valore è dimezzato. Meno introiti equivale a meno disponibiltà di investimenti, il che si traduce, come abbiamo già detto, in tornei meno accattivanti. La spirale negativa potrebbe portare milioni di giocatori occasionali a lasciar perdere il Texas Hold’em.

(Foto © K’s GLIMPSES su Flickr)

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