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Lo squeeze nel Texas Hold’em

Nel Texas Hold’em ci sono alcune giocate ad alto tasso di spettacolarità e di difficoltà, giocate che contribuiscono a rendere così affascinante questa variante del poker. Una di queste è lo squeeze, il cui significato letterale (stringere, spremere) non è immediatamente comprensibile a un neofita del Texas Hold’em. Lo squeeze è una giocata potenzialmente remunerativa, ma è anche una delle più pericolose che si possano effettuare.

In pratica, lo squeeze nel Texas Hold’em è una sorta di bluff effettuato prima del flop e contro almeno due giocatori. Come potete ben capire, poiché già è complesso bluffare contro un solo giocatore e potendo pure contare sull’aiuto di un board pericoloso (di solito carico di progetti), bluffare pre-flop e addirittura contro più di un avversario diventa una manovra delicata, che si può padroneggiare solo con grande esperienza.

Uno squeeze nel Texas Hold’em si effettua quando un giocatore rilancia pre-flop e almeno un altro chiama. A questo punto, quando tocca a noi, piazziamo un grosso controrilancio (anche all in se è il caso) nella speranza che nessuno ci chiami, dal momento che in generale avremo una mano marginale. Chiaramente questa mossa possiamo (qualcuno direbbe ‘dobbiamo’) effettuarla anche quando abbiamo una mano molto forte, ma in questo caso il nostro è un rilancio per valore, non propriamente uno squeeze.

Ma come e quando è proficuo provare uno squeeze? Innanzitutto dobbiamo avere un po’ di fold equity, altrimenti le probabilità che almeno uno degli altri giocatori ci chiami si avvicinano pericolosamente al 100%. Se per esempio un giocatore ha rilanciato 4 volte il big blind, un altro ha chiamato e noi proviamo uno squeeze di 6 big blind, solo due sprovveduti del Texas Hold’em folderebbero, rinunciando a giocare un piatto che è già di 14 big blind dovendo aggiungerne soltanto 2.

Secondariamente dobbiamo avere un’immagine piuttosto tight. Se gli avversari ci conoscono come giocatori loose e aggressivi, capaci di mosse estrose, e se soprattutto abbiamo già giocato parecchi piatti, saranno portati a non credere che abbiamo una mano buona e tenderanno a chiamarci con mani più deboli della norma. Inoltre dobbiamo fare attenzione alla posizione di chi ha rilanciato e, in minor misura, di chi ha chiamato: un rilancio effettuato dal bottone e un call che arriva dallo small blind non per forza devono indicare mani particolarmente forti, mentre se il raise viene dal giocatore under the gun e il call da chi gli sta all’immediata sinistra, è probabile che almeno uno dei due abbia una mano decente. Infine, sempre meglio provare uno squeeze quando si ha una mano non proprio da buttare, di modo che nel caso qualcuno ci chiami possiamo sempre sperare di chiudere un buon punto al flop: mani come i suited connector vanno benissimo.

(Foto © Rambis Photography su Flickr)

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